BREVE TRATTATO SULL'ARTE DEL LECCHINAGGIO


In passato, adulare il proprio capo per conquistarsene il favore, era generalmente considerato un atteggiamento al limite della viltà e la coscienza, che aveva ancora un peso rilevante, influiva pesantemente sulle dinamiche comportamentali e certi atteggiamenti venivano quantomeno mimetizzati. I lecchini si vergognavano e spesso venivano additati, derisi e criticati. Oggi, nella società post-rampantistica, sempre più gerarchizzata e governata dalla logica del profitto, dalla competizione sfrenata e sfalsata dalle raccomandazioni, dalla prevaricazione del più forte ed esaltata dalla filosofia machiavellistica del primeggiare a tutti i costi, questo atteggiamento è diventato una virtù vitale ed è diventato la soluzione ideale per minimizzare le proprie incapacità lavorative. E' l'arma di difesa più semplice e meno onerosa. Saper leccare è un'arte che per alcuni risulta naturale ed istintiva e per altri è il frutto di studio e di una  preparazione, faticosissima e minuziosa.

Teoria del perfetto lecchino:

Le capacità istintive sono state formalizzate in una vera e proprio scienza, i cui fondamenti sono in due postulati e varie tipologie di lecchino attraverso l'individuazione di alcuni comportamenti:  

Primo postulato:  Turnover e teoria del ricambio naturale. Il "leccato" può cambiare ma le "lingue" restano  sempre le stesse.

Secondo postulato:  Moto e transizione. Il lecchinaggio rende ben accetto chi lo esegue e gratifica chi lo riceve!

Se da un lato si rafforza la tendenza a leccare, inteso come adulare, dall'altro  aumentano sempre più i  potenti che amano ed incoraggiano i lecchini. Infatti, ricevere complimenti e sentirsi circondati dal consenso spudoratamente falso, piace sempre di  più. La verità fa male e l'adulazione è sempre più vincente.

Contraddire il capo, vuol dire rischiare gravi ripercussioni ed essere sottoposto al dissenso di tutti gli altri. L'elogio, anche se falso, convince "il leccato"  della proprio  bravura, intelligenza,   conferma la  posizione "dominante" e rafforza il centralismo del capo.

Il perfetto lecchino deve individuare con precisione il suo soggetto che, generalmente è un leader o si appresta a diventare tale (vedi elezioni). Poi lo frequenta per scoprirne i suoi punti deboli che potranno servire in seguito per ricattarlo. Quindi, la difesa ad oltranza del capo, anche in caso di errori certi, che continua anche in sua assenza, anzi soprattutto in sua assenza perchè, avendone acquistato la fiducia, può anche farne le veci. La pazienza è una delle virtù del lecchino che, a volte, deve lavorare sulla distanza. Ma una volta raggiunto l'obiettivo deve continuare a leccare per non farsi scavalcare da lecchini più bravi di lui che sono sempre dietro l'angolo. La sua arma è negare sempre, anche raggiungendo posizioni di prestigio accanto al suo capo, deve dire che odia i lecchini e quelli che si fanno raccomandare. Solo così riesce ad evitare la concorrenza che, giudica sleale riferita agli altri. E i concorrenti, spesso anche loro lecchini, "leccano" il lecchino vicino al capo sperando di arrivare al vertice o per ottenere qualche favore perchè, tra loro lecchini si capiscono molto bene, visto che parlano la stessa lingua!!!

La dinamica dei comportamenti umani ha fatto sì che adulatori, lecchini, sviolinatori e ruffiani in generale non siano più considerati in modo negativo. Anzi, tutt'altro, vengono visti come un esempio da seguire per ricoprire cariche di potere. 

Vi sono vari tipi di lecchini:

  • Il lungimirante: che guarda lontano, lecca oggi per incassare domani.
  • Il cecchino: che prende bene la mira e spara le sue leccate soltanto al potente di turno, a chi gli può servire nell'immediato per ottenere questo piacere o quell'altro favore.
  • Il cortigiano: che fa la corte all'impiegato appena assunto, solo per il fatto che è figlio di una persona molto importante al Comune, o è destinato a far presto carriera .....!
  • Il lecchino di scambio: campeggia su tutti per l'elevato tasso di rendimento. "Tu dici in giro che io sono bravo ed io faccio altrettanto con te!" Con questa tecnica si sono costruite dal nulla vere e proprie fortune ed intere carriere. 


"Non ti stò adulando. Che profitto potrei trarne, visto che come dote hai solo la tua intelligenza? Che motivo ci potrebbe essere ad adulare i poveri? Lascia che le lingue mielose lecchino il più vacuo potere, e pieghino le ginocchia ben allenate laddove il servilismo dà profitto. Mi capisci? Da quando la mia anima è padrona, ovvero ha imparato a distinguere le anime affini, ha posto il suo sigillo su di te, perchè tu sei  uno che pur molto soffrendo, poco può soffrire, uno che schiaffi e premi dalla fortuna, li accetta con la stessa riconoscenza. Datemi un uomo non schiavo di passioni e lo terrò nel cuore, come faccio con te!"        Amleto di Shakespeare

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