FACEBOOK E LE FALSE AMICIZIE


William Deresiewicz, ex professore di Yale e saggista, è l'autore di un saggio su The Chronicle of Higher Education e di una conferenza sulla National Public Radio dedicata proprio alle «false amicizie» dei social-network. Di ciò se ne è occupato persino il Wall Street Journal. Nel nostro piccolo lo faremo noi oggi qui. Secondo Deresiewicz, viviamo in un'epoca in cui l'amicizia è diventata tutto e niente e il fenomeno facebook, così improvviso e forte di una distorsione dello spazio sociale, sta dilagando sempre di più invadendo il nostro privato ed ha bisogno, quindi, di una elaborazione per far si che non diventi il nostro mondo mediatico dimenticando così quello reale.

I vari social-network hanno accellerato la frammentazione della coscienza, hanno reificato l'idea di amicizia universale trasformando un bene come l'amicizia in una "cosa", dal latino "res", secondo Marx, infatti, con la reificazione si indica il processo che vede l'uomo astrarsi da se stesso, dal senso della sua umanità, per considerarsi come semplice cosa tra le cose. In questo modo egli sente come se soggiacesse alle stessi leggi di mercato alle quali rispondono gli oggetti che produce con il suo lavoro. Il lavoro diventa quindi esso stesso merce tra le merci, e l'uomo oggetto tra gli oggetti. Con il termine si indica anche, per estensione, quel processo per cui si tende a considerare concreto un concetto astratto, attribuendogli le qualità proprie della materia. Quindi, reificare un bene, cioè trasformarlo in merce, è il processo, primo per dargli un valore e secondo, per estraniarlo a chi ne possiede l'esclusiva proprietà. E questo è quello che tendenzialmente si corre il rischio di fare con facebook e consimili. Io ho tanti amici ma, in realtà, è come se non ne avessi alcuno perchè in retrospettiva, sembra inevitabile che una volta che abbiamo deciso di diventare amici con tutti, dimentichiamo che è come essere amico di nessuno.

Deresiewicz, nel suo saggio, ci conduce in un viaggio a ritroso sul concetto di amicizia spiegandoci come, nei tempi antichi, ad essa veniva dato un alto valore. Per Aristotele e Cicerone l'amicizia era una vocazione, che richiede straordinarie doti di carattere radicata nella virtù e dedicata alla ricerca della bontà e verità. Con l'avvento della cosiddetta amicizia moderna, l'ideale classico di amicizia è andato via via scomparendo, l'immagine del vero amico, l'anima gemella, rara da trovare, è completamente scomparsa dalla nostra cultura, nessuno oggi perderebbe la propria vita per l'altro come avvenne tra Achille e Patroclo. Nell'Iliade di Omero i due eroi sono descritti come due amici inseparabili, due anime diverse nel profondo, ma complementari, unite da una fedeltà assoluta. La loro vicenda è stata nei secoli successivi un modello che ha ispirato molti poeti e costituisce ancora per noi un esempio di amicizia esemplare intesa come devozione totale.

L'amicizia virtuale sta diventanto una sorta di società alternativa dove ci si rifugia per cercare di dare ancora un valore ad un sentimento decaduto nel mondo reale. La promessa di facebook è quella di rendere il nostro giro di amicizie ben visibile a tutti ed eccoli i miei amici, son tutti qui, tutti nello stesso luogo, ma è una mera illusione perchè abitano in luoghi diversi e ancor di più, non sono tutti miei amici. Sono simulacri dei miei amici, piccoli pacchetti disidratati di immagini e informazioni e così sono io per loro. Eppure riusciamo a ridere come scemi davanti ad un monitor per una battuta divertente o a piangere per una cattiva azione che giudichiamo immeritata solo perchè l'altro, da una postazione diversa dalla nostra ma uguale come sito, ha frainteso il nostro tono, ecco, il nostro tono, come fare per far capire quando usiamo un tono serio, scherzoso, stizzito o ironico? Impresa non facile quando ci si confronta solo sul piano del virtuale. Tuttavia, facebook ci seduce perchè crea una sorta di miraggio di vicinanza emotiva relegandoci nella solitudine delle nostra grotta elettronica. E' tutta una illusione, ma lo è davvero? Secondo Deresiewicz, la cosa più inquietante di facebook è quella di come tutti siano desiderosi di condurre la vita privata in pubblico, ma siamo davvero tutti così egocentrici? Eppure, siamo riusciti a contattare persone che avevamo perso di vista, salvo poi ritrovarle completamente diverse da come le avevamo lasciate, ma questo era prevedibile, o no? Proust sapeva che la memoria è una creatura volubile, che fa capolino dal suo buco solo quando non le viene richiesto. 

E mentre facebook diventa un amarcord mediatico, nuovi volti si affacciano all'orizzonte e nascono nuove amicizie. Quando penso ai miei amici di fb non penso alle loro informazioni ma alla loro generosità d'animo, alle loro qualità intrinseche, forse dovremmo raccontarci di più e selezionare meglio le amicizie, e qui recito un piccolo "mea culpa". Ma, tra messaggi, note, link, tag, commenti e chat, non c'è il tempo di raccontare chi davvero siamo e, forse, a pochi davvero interessa saperlo. Abbiamo dato il nostro cuore alle macchine, e ora ci stanno trasformando in robot. Questo è il volto dell'amicizia nel nuovo secolo.


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