IMPARARE A TIRARE


«Signore, ti prego di provvedere al mio sostentamento. Fa' che io non sia costretto a lavorare per procurarmi il cibo».
Era questa la preghiera che un fachiro persiano rivolgeva quotidianamente a Dio. L'uomo non era ozioso, ma solo sfiduciato. Pensava di non farcela, con le proprie forze, e invocava l'aiuto dell'Eterno.
Una notte, mentre dormiva, udì in sogno la voce di Dio:
«Va' da quell'erudito accanto a casa tua, e chiedigli di una pergamena molto antica. Contiene le istruzioni per scoprire un tesoro.»
L'uomo si svegliò in un bagno di sudore. Era stato Dio a parlargli o si trattava di un'illusione?
Nonostante questi dubbi, corse subito a svegliare lo studioso.
L'uomo si stupì della visita.
«Cosa vuoi a quest'ora?«
«Devo parlarti, fammi entrare. È Dio che mi manda.»
Il fachiro riferì allo scienziato ogni dettaglio del suo sogno.
«Nella mia biblioteca c'è una pergamena molto antica, ma non parla di tesori. Stai prendendo un abbaglio, e Dio non c'entra.»
Tuttavia, poiché il fachiro insisteva, lo studioso acconsentì a mostrargli il documento. E poi glielo consegnò, per evitare discussioni.
«Tanto non ha alcun valore» si limitò a commentare, privandosi della pergamena.
Il fachiro tornò a casa e lesse rapidamente il manoscritto. In effetti, sembrava riguardare cose di nessun conto.
Dopo qualche ora, però, leggendolo più attentamente, si accorse che certe parole erano molto frequenti. Forse la pergamena era scritta in codice!
Affidandosi all'intuizione, l'uomo riuscì a decifrare il senso nascosto dello scritto. Le indicazioni erano chiare e corrispondenti alle aspettative:
«Recati al sepolcro, fuori città. Voltagli le spalle e scaglia un dardo in direzione della Mecca. Nel punto in cui la freccia cadrà, mettiti a scavare, poiché troverai un tesoro.»
Il compito sembrava piuttosto semplice, e il fachiro voleva eseguirlo subito.
Ma il re era venuto a conoscenza di tutto. I cortigiani gli avevano parlato dell'uomo della pergamena e del tesoro nascosto.
Prima che potesse realizzare il suo intento, il fachiro fu costretto a consegnare il documento alle guardie reali. E dovette anche rivelare il codice, che permetteva di accedere al tesoro.
Il sovrano si recò nel luogo indicato e cominciò a tirare frecce. La prima cadde lontano.
«Ecco! Questo è il punto in cui devo scavare!»
Ma non trovò nulla.
«Niente da fare! Dovrò tirarne un'altra!»
La seconda cadde più lontano. L'uomo si rimise a scavare, avido e impaziente.
«Niente neanche qui, eppure le istruzioni le ho seguite! Non importa, proverò ancora!»
Alla decima freccia, il sovrano si arrese. Convinto che non ci fossero tesori, pensò che era inutile perdere tempo.
Così, restituì il documento, permettendo al fachiro di cominciare le ricerche. Tanto, pensava tra sé, non avrebbe trovato nulla.
L'uomo pensò che il re avesse commesso qualche errore. E tentò di seguire scrupolosamente le istruzioni.
«Devo mettermi in questa posizione e scoccare un dardo. Così!»
La freccia cadde lontano. Il fachiro si mise a scavare il punto indicato, ma niente tesori!
«Com'è possibile che non ci sia nulla? In ogni caso, proverò ancora!»
Ma anche il secondo tentativo, il terzo, il quarto e il quinto diedero lo stesso risultato.
Il fachiro, come il re, cominciava a disperare.
«È inutile. Il tesoro non esiste! Neanche il re ha trovato nulla. Questa pergamena si fa beffe dei creduloni! E se invece avessi sbagliato a decifrare il codice? 
Forse... »
L'uomo si interruppe, udendo una voce dal cielo:
«Finora, hai tirato male. Ti sei prodigato per lanciare lontano, trascurando ciò che ti era vicino.
«Più lontano tiri, più il tesoro ti sfugge!
«Credimi, è lo sforzo che ti fa fallire.
«Perciò, tira una freccia dolcemente e cerca il tesoro con umiltà. Esso ti è vicino, e non può sfuggirti.
«L'uomo evita di osservare le cose semplici, quelle di ogni giorno. Così, però, perde di vista i suoi tesori spirituali, quelli più consistenti.
«II filosofo si suicida col pensiero, mentre, se lo abbandonasse, scoprirebbe ciò di cui va in cerca. Qualcosa che gli è molto vicino.
«Ritenta, dammi retta. Ma con un altro spirito!
«Il re, così pieno di sé, non poteva farcela. E tu... solo quando annullerai il tuo io, potrai tirare senza sforzo!
«Solo allora il mondo ti cadrà in grembo.»
L'uomo aveva capito la lezione, e scoccò il dardo.
La freccia cadde ai suoi piedi, a un centimetro scarso di distanza dal corpo.
E fu così che il fachiro trovò il tesoro, cioè la sua spiritualità. L'aveva persa di vista, ma, in fondo, non se ne era mai allontanato.
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